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Il blog di Claudia Mancini

#IO HO UN SOGNO. IO HO UN MANTRA

 
Fidatevi dei sogni perché in loro
 
è nascosta la porta dell'eternità
 
Kahlil Gibran
 
 
Un mantra da meditazione serve a svuotare la testa dai mille pensieri e agisce energicamente attraverso la vibrazione del suono. Di solito si usano antiche parole, tramandate dalla tradizione e spesso selezionate per te da un maestro o guru. Non è necessario comprendere il significato delle parole e infatti la lingua usata è spesso incomprensibile a noi occidentali. È la qualità creativa del suono che, ripetuto con costanza, porta automaticamente gli effetti desiderati.
 
Un mantra personale invece è qualcosa di molto diverso. Prima di tutto è nella lingua che parli abitualmente, perché infatti non esiste già preconfezionato: va creato su misura per te. Il suo obiettivo non è aiutarti a entrare in stato meditativo o a evolverti spiritualmente. Ripetere il mantra personale agisce su di te sbloccando i tuoi pensieri limitanti e in pratica riprogrammando la tua mente. ( web: Ilaria Ruggeri C+B )
 
 
Alla fine è arrivato! Così: all’improvviso e inaspettato. Alla fine dopo anni di mantra, pensati da qualcuno e aggiustati anche da me. Recitati, alcuni, con l’intensità dei momenti intimi, in una estenuante litania senza fine, decine, centinaia di volte al giorno, domenica 17 luglio, dalla Centralità del mio Essere in Divenire, è sbocciato, come un fiore pirotecnico, variopinto e luminescente, il ‘mio mantra’. ‘Il mantra personale che accende il mio sogno.’ Finalmente!
 
Da bambina avevo già questo sogno: aiutare le persone a ritrovare la felicità che avevano perduto. Crescendo ho anche capito che se volevo raggiungere il mio obiettivo, la prima persona che ‘poteva’,e ‘doveva’ essere felice ero proprio io.
Così da grande ho deciso di 'fare' la psicologa clinica, come si dice nell’ambiente. Ma dopo tante sedute, trascorse al di qua della scrivania, ho scoperto che lì dove stavo non avrei, mai e poi mai, trovato quello che cercavo. In nessuna scuola infatti, e tanto meno in quelle di psicoterapia, si studiava e si praticava la felicità.
 
A detta di coloro che mi avevano visto crescere ero stata una bambina vivace, gioiosa e particolarmente divertente che, con le sue battute e le domande impertinenti faceva morir dal ridere i grandi. Mipiaceva però stare anche da sola ed ero capace di stare per ore nel mio lettino a giocare con dei semplici pezzetti di carta fino aquando mi addormentavo. Riscuotevo molte simpatie tra i negozianti del quartiere, che facevano a gara per regalarmi sempre qualcosa quando, al seguito di mia madre, entravo nella loro bottega a fare la spesa del giorno. Nei miei ricordi ci sono : una mollica di parmigiano, 10 lire di pizza rossa, 2 coppie di ciliege da mettere sulle orecchie a mo’ di orecchini o un grappoletto d’uva bianca che, tutta contenta, spiluccavo sulla via del ritorno verso casa. Nel palazzo c’erano pochi bambini, tutti maschi, ed io unica femminuccia ero al centro dell’attenzione. L’infermiera dello studio medico al piano terra per me era ‘zia Tilde’. E zia Tilde è stata in quello studio dalle pareti bianco latte e le porte verniciate di bianco con i vetri smerigliati e lattiginosi, per altri 30 anni fino a quando, scomparsa la dottoressa, anche lei èandata in pensione.
 
Nonna Elena, la mamma di papà, dopo la morte del marito, avvenuta nel 1943, sempre sulla stessa strada, nello stesso stabile dove abitava, aveva aperto un negozio di mobili - della serie: casa e bottega - e tra i commercianti della zona era conosciuta come la ‘la mobiliera’. Così io che la imitavo in tutto e per tutto, ero la ‘mobilieretta’. Chi passava per la strada, mi vedeva spesso seduta sul gradino del negozio, con i soliti pezzetti di carta tra le mani, mentre mi rivolgevo all’invisibile cliente: ‘Lei è una brava persona. Ha sempre pagato le cambiali. Ed io sono contenta di non averla mai mandata in protesto. A me dispiace quando succede, maquando un cliente non paga, dopo aver aspettato per un po’, sono costretta a mandarlo in protesto… Vedrà la camera da letto che hacomprato da me le durerà per sempre perché è tutta di legno massello. Per l’esattezza è di palissandro.’
 
Questa attrazione per i gradini mi è rimasta tale e quale come allora e, appena posso, soprattutto d’estate al mare, mi piace ancora sedermi fuori la porta o davanti la vetrina di un negozio con la serranda abbassata, per gustare un cono gelato o per fumare una sigaretta.
 
Anche se in casa non si parlava apertamente di quanti soldi entravano, ‘sapevo’ che mia nonna era più ricca di suo figlio, mio padre,che aveva appena cominciato a fare l’imprenditore edile. Era lei infatti che mi comprava i vestiti, sempre molto belli e i completi con i pantaloni che a me piacevano di più.  E le domeniche d’estate, quando nonna Elena veniva a trovarmi alla casa che prendeva in affitto per le mie vacanze al mare, era a lei che chiedevo di comprarmi, di nascosto di mio padre, gli zoccoletti con il tacchetto. Avevo appena due anni, ma già aspiravo a sembrare una‘signorina’! Naturalmente appena nonna ripartiva per Roma, gli agognati zoccoletti con il tacchetto mi venivano requisiti e la domenica successiva si ricominciava con l’ennesimo acquisto del medesimo paio!
Non ho mai scoperto che fine facessero, credo che finissero direttamente nel secchio della spazzatura!
Quando stavo con nonna Elena e i miei zii che vivevano a casa con lei, ero felice perché ricevevo molte attenzioni e mi sentivo amata e coccolata. Ero ugualmente felice però, quando andavo a trovare nonna Pina e nonno Ottorino, i genitori di mia madre, perché potevo giocare con le mie due cugine che, dalla morte del padre, vivevano insieme con la madre, stabilmente a casa dei nonni. Nonostante fossi la più piccola delle tre, mia madre mi ripeteva spesso che ero io a decidere quale gioco fare o quali regole dei giochi cambiare. Quando d’estate altre bambine volevano giocare con noi, ero sempre io a decidere chi poteva farlo e chi no. Una estate, a Rocca di Papa, la località dei Castelli Romani, dove i miei nonni materni erano nati e trascorrevano le vacanze estive, avrò avuto più o meno due anni e mezzo, con la mia inseparabile borsetta di paglia al braccio, presi per mano mia cugina e facendo finta di essere ‘due signore’, la trascinai a fare la spesa al mercato sotto casa. Quando mia zia e mia madre ci ritrovarono davanti al banco della verdura, mi sentirono dire: ‘ quando passa, paga nonna! ’…
 
Da questi episodi trae ispirazione ed energia il mio mantra personale :
 
Io sono Maria Claudia Mancini, una autentica Social Leader.
 
Io sono un modello di rinnovata notorietà, prosperità e felicità per me e per gli altri.
 
Unabbraccio generoso

IL SOCIAL LEADER











ovvero il nuovo leader dei gruppi pubblici di Fb

Con la mia prima seduta di ‘riabilitazione fonetica’, avvenuta ieri al centro di foniatria di Spoleto, ho creato un altro potente effetto leva energetico, che, oramai ne sono sicura, mi sta guidando verso l’ Essere quello che, ancor prima di venire qua, ho scelto di Divenire: UNA GUIDA. ESSERE UNA GUIDA DEL DIVENIRE. IO SONO UNA AUTENTICA GUIDA LIBERA DI ESSERE.

Ora so qual è la missione per la quale sono scesa da là a qua.

Distesa immobile sul lettino della rianimazione. Al mio fianco ritto in piedi Pietro mi sfiorava i capelli e mi sussurrava parole. La mia mente ha avuto un ‘dropout’.
Ho cominciato a sentire arrivare il flusso della risposta semplice e assoluta dell’Universo, che finalmente mi raggiungeva. Sono stata attraversata e pervasa da una corrente di energia rigenerante, gradevole al tatto come l’acqua di una fonte termale. Scintillante e cristallina come un fiume montano. Lattea e spumeggiante come un’onda oceanica. Soffice e morbida come una laguna marina. Fresca e dissetante come lo zampillo delle fontane del Borromini. Tiepida e disponibile come la doccia di casa...
Finalmente l’estate è arrivata. Le giornate assolate, le temperature ben oltre i 30°, le domeniche che svuotano le grande metropoli e riempiono di bagnanti e ombrelloni i post di Fb, ci informano che la Vita va avanti con un andamento ciclico. Così ogni giorno è davvero un giorno nuovo. Nuovo perché senza soluzione di continuità spazio-temporale con quelli che lo hanno preceduto e con quelli che verranno dopo, è un dono che vive di luce propria, fruibile da tutti in modo assolutamente gratuito e da tutti chiamato ‘PRESENTE.’
E allora qual è il filo rosso della rete che tiene insieme i racconti delle nostre esperienze?
Cosa è che dà coerenza alla trama delle nostre storie divine, vissute con tutta l’umanità di cui siamo capaci solo Noi Umani? Gli Uomini e le Donne, i Bambini, i Giovani, gli Adulti e i Vecchi, abitanti il pianeta Terra?
La risposta mi sorge spontanea dal Cuore: L’INFORMAZIONE QUANTICA. L’insieme cioè delle tecniche di calcolo e del loro studio, che utilizzano ‘i quanti’ per memorizzare ed elaborare le informazioni.
A loro volta le informazioni, messe insieme, comunicate, interconnettono gli uomini, gli animali e, in alcuni casi, gli uomini con le macchine.
Comunicare infatti, è un bisogno primario, sia per l'uomo che per gli animali: una necessità vitale, se si considera che dalla capacità dell'uno e degli altri di trasferire efficacemente informazioni di natura diversa dipendono le possibilità che essi hanno di alimentarsi, di riprodursi, di essere riconosciuti come membri di un gruppo sociale, di garantirsi - al suo interno - una posizione precisa, di ottenere aiuto e sostegno.
Il modo più usato e, per certi versi, più tradizionale di comunicare è l’interazione comunicativa interpersonale, diretta. Il faccia a faccia con l’interlocutore, tanto per intenderci. Quando questo contatto diretto non è possibile, si ricorre ad un mezzo comunicativo, il cosiddetto ‘medium’ che deve molto della sua fama all’esoterismo, suo campo di applicazione privilegiato. Il medium e i media, al plurale, sono quindi i mezzi di comunicazione. La comunicazione che fa uso di questi strumenti di intermediazione è la comunicazione mediale per distinguerla dalla comunicazione interpersonale, diretta, faccia a faccia.
Aperta e chiusa questa ampia parentesi formativa sulla comunicazione, che per il carattere didattico del suo contenuto ci ha portato ‘fuori tema’, riprendiamo da là dove abbiamo lasciato, con la domanda che più ci sta a cuore:
Chi è il Social Leader?
Se si tiene in debito conto quello esposto fin a qui sulla informazione quantica, e le diverse modalità di comunicazione, credo che la risposta, facile ed intuitiva, è quasi scontata.
Il Social Leader è un personaggio pubblico che nel social network di Fb, si pone e per certi aspetti, viene posto, con il consenso di coloro che già lo hanno conosciuto di fama o di persona, al centro del gruppo pubblico da lui stesso creato. E, avendo già intrapreso e non necessariamente concluso il proprio, ha l’obiettivo di guidare e orientare il percorso di crescita dei membri del gruppo ai loro livelli superiori.
Il Social Leader quindi deve necessariamente essere un efficace e abilissimo comunicatore mediale, attraverso la parola scritta, ma soprattutto inventando formule, simboli, bandiere, divise, scenografie e rituali.
In rete l’unico strumento per entrare e rimanere in contatto è infatti la comunicazione mediale che, per adattarsi alle caratteristiche di velocità e rapidità dei vari ‘ dì come ti senti,’ post, commenti (rigorosamente senza firma), ‘mi piace’, condivisioni, e ora anche gli hashtag, ultimi arrivati, ma già ai primi posti tra quelli più usati, si sta adattando alle ortografie più snelle, senza apostrofi, accenti o vocali della serie’ c’hai’, che a più d’un lettore, me compresa ;), all’inizio ha fatto accapponare la pelle, soprattutto perché anche il vocabolario della Treccani comincia a tollerare il nuovo modo di scrivere le parole nel social network.
Fb dal canto suo vede di buon occhio i Social Group Leader perché non solo sono un efficace mezzo di pubblicità anche per il network, ma soprattutto perché il gruppo del Social Leader è un trainante veicolo di partecipazione per chi nel Social network è presente solo con l’ account.
Da più parti e non solo in rete ho notato che non si fa una distinzione netta tra ‘ capo ‘ e ‘ leader ‘ arrivando a far coincidere il leader con ‘ il buon capo’ o ‘il capo illuminato’.
Nella sostanza IL LEADER E’ ALTRO DAL CAPO. E’ una differenza sostanziale determinata dalle caratteristiche di personalità del leader come persona che non sono assimilabili a quelle di personalità del capo.
Cominciamo dalle caratteristiche del capo, e vediamole una per una.
1) Il capo occupa una posizione di ‘vertice ‘ in una struttura piramidale, stratificata gerarchicamente, meglio conosciuta come multilevel.
2) Il capo ha rapporti frequenti e privilegiati solo con coloro che sceglie come esecutori dei suoi ordini che sono sempre al livello appena sotto al suo.
3) Il capo anche in situazioni di emergenza, rimane sempre al suo posto. Della serie ‘ Vai avanti tu, che a me mi viene da ridere!?
4) Il capo non ha rapporti di alcun tipo con coloro che sono alla base della piramide.
5) Il capo a sua volta fa capo ai suoi superiori che controllano se le sue azioni sono giuste.
6) Il capo va dove decidono i suoi superiori.
7) Il capo è imposto ai membri del gruppo dai suoi superiori in grado.
8) Il capo ha paura e incute paura.
9) Il capo sorride poco.
10) Le sue azioni sono finalizzate a tenere sotto controllo la sua paura, esercitando il potere sui membri del gruppo.
Ora passiamo a quelle del leader
1) Il leader occupa una posizione centrale in una struttura circolare paritetica. Un esempio classico è ‘ la tavola rotonda’ non importa se non è di Re Artù !
2) Il leader è solo. Si assume le responsabilità delle proprie azioni. Agisce sempre in prima persona. Ha rapporti diretti con tutti i membri del gruppo. Li conosce uno per uno e per ognuno ha una parola di incoraggiamento.
3) Il leader, quando è necessario, è il primo a sporcarsi le mani. Dà l’esempio più con i fatti che con le parole. Della serie ‘ Mica stò qui a pettina’ le bambole!’
4) Il leader comunica con il cuore al cuore dei partecipanti del gruppo. Arriva al cuore delle persone e delle situazioni. Ama vivere le situazioni dal di dentro per questo sta al centro.
5) Il leader fa riferimento solo ed esclusivamente a se stesso. Per questo Il social leader è definito autentico.
6) Il leader non va da nessuna parte. Sta sempre al centro.
7) Il leader ha il consenso di tutti i partecipanti del gruppo. E’ scelto da loro.
8) Il leader ha fiducia e infonde fiducia.
9) Il leader sorride spesso. Si diverte e fa divertire.
10) Le sue azioni sono finalizzate a sostenere e a incoraggiare il percorso individuale di crescita di ogni membro del gruppo.
Queste in sintesi le caratteristiche distintive del capo e del leader. Come avete certamente notato, le due liste sono state scritte una dopo l’altra per un motivo ben preciso: evitare qualsiasi tentativo di confronto che risulterebbe non solo inappropriato, ma inutile.
Il capo è utile tanto quanto il leader. La sua utilità dipende dalle situazioni, dagli obiettivi che si vogliono raggiungere, e soprattutto dalle esigenze di coloro che formano la struttura. Per intenderci in una situazione di emergenza, come un terremoto ci vuole un coordinatore a capo delle operazioni e non certo un leader. In sala operatoria il chirurgo deve operare in un ruolo di autorità se vuole fare ben il suo lavoro e salvare la vita al paziente. Non è certo la sala operatoria la sede adatta per una sessione di coaching! :)
Di più. Chi come me ha fatto l’esperienza di Imprenditori Liberi e sa cosa significa essere e agire come imprenditore di se stesso, ha l’opportunità di scegliere consapevolmente cosa è meglio per lui o lei. Se continuare ad essere Imprenditore Libero o di attraversare questa esperienza per arrivare ad essere il social leader di se stesso.
Per quello che riguarda la mia storia personale, ora ne sono sicura, e lo dichiaro, così come me lo detta il Cuore.
L’esperienza di IL, cominciata l’otto maggio 2014, (esattamente 21 anni dopo il ritorno a Casa di mio padre - a cui ho voluto un bene dell’anima- Sergio Mancini, imprenditore di successo, avvenuto l’ otto maggio 1993,) nella sala delle conferenze di un hotel di Verona, del quale mi era stata assegnata la camera numero otto, cheho condiviso con la mia compagna Claudia Azzaro, nata come a febbraio, e precisamente il giorno otto, non solo mi è stata segnalata dall’Universo, usando il ‘mio’ numero vitale (‘l’otto, primo cubo di un numero pari e doppio del primo quadrato, bene esprime la potenza di Dio.’ Plutarco), ma soprattutto, con la presenza di questo numero ripetuta per ben 3 volte nella stessa situazione, mi ha dimostrato quello che nel mio intimo sapevo già e cioè che la l’Universo ci Ama, la Vita ci Ama e quando chiediamo con il Cuore aiuto, l’aiuto sotto qualunque forma, arriva sempre. A me arrivò con una telefonata, promessa dalla mia consulente PiuChePuoi Stefania Zavatarelli, e fatta naturalmente da Italo Pintimalli dal suo cellulare con l’ID del chiamante!
Ora dovete sapere che, contrariamente a quello che crede la maggior parte delle persone, la comunicazione mediale, sia essa attraverso il telefono o la rete è quella più difficile da mistificare perché manca l’impatto degli elementi visivi del faccia a faccia che catturano l’attenzione dell’ascoltatore e lo distraggono. Questo è il motivo per cui le truffe ai danni delle persone, per lo più anziane, richiedono una visita a casa su appuntamento.
L’immagine, l’aspetto, i capelli, di una persona possono essere cambiati. Eccome!!! Ne sanno qualcosa i parrucchieri, i visagisti e, nei casi più risolutivi, i chirurghi plastici!!!
Ma la voce che è la fonte sonora più antica e spontanea, non possiamo cambiarla, anche volendo!
Possiamo imparare a impostarla facendo ricorso alle casse di risonanza, come insegna nel video corso di PiuchePuoi Valeria Roncato. Possiamo riattivare la funzionalità delle corde vocali bloccate, come è accaduto a me, ricorrendo alla logopedista dei centri ospedalieri, che ci assegna gli esercizi di fonazione.
Insomma possiamo giocare con la voce, facendo le voci, parlando e cantando in falsetto, facendo l’imitazione di quella dei personaggi famosi, possiamo parlare senza muovere i muscoli facciali e fare i ventriloqui…ma cambiarla proprio non si può!!!
‘Il lungomare’ del mio Iphone è stato il segnale di inizio della mia conoscenza mediale con Italo, che ho visto qualche tempo dopo, per la prima volta in carne ed ossa, ad un pranzo di fine corso di IL.
Italo mi parlò a lungo con tono pacato e rassicurante, riuscendo ad entrare da subito in empatia con il mio stato d’animo senza lasciarsene travolgere. Sentivo dal timbro della sua voce che la sua vicinanza era sincera e quando gli dissi che per me quella che stavo vivendo era una crisi spirituale, volle conoscere il mantra che recitavo ogni giorno fino allo sfinimento…. Pur non essendo in sintonia con me in quel momento, ed era giusto che fosse così, altrimenti non avrebbe potuto essermi di alcun aiuto, apprezzò molto il mio mantra e da lì capii che Italo sapeva perfettamente cosa era una crisi spirituale e cosa significa trovarsi nella valle.
Mi sentii riconosciuta e soprattutto rispettata con la mia sofferenza e, per incoraggiarmi Italo aggiunse che aveva visto persone molto vicino a lui che, in situazioni peggiori della mia, ce l’avevano fatta.
E così è stato!!! E così è !!!
E, aggiungo io, non potrebbe essere altrimenti perché, come dici tu, caro Italo, social leader del nostro gruppo Fb ‘Il Potere del Cervello Quantico’ l’Universo, se non lo distraiamo, sa sempre cosa è meglio per noi!!
Grazie! Grazie! Grazie a tutti quelli che so io!

Un abbraccio generoso

IL GRAZIE CHE RISANA LA TUA VITA


IL GRAZIE CHE RISANA LA TUA VITA
ovvero mi inchino o perdono

Qualche giorno fa ero al telefono con il mio carissimo Don, il monsignore amico di famiglia, assiduo lettore del mio blog, con il quale, quando capita l'occasione, scambio volentieri due chiacchiere sugli argomenti più disparati e non necessariamente a sfondo religioso.

Tant'è che ad un certo punto di questa telefonata Don, attraverso le parole di Papa Francesco, durante l'Angelus - Chi sono io per giudicare le coppie gay? E chi sono io per giudicare le coppie di fatto? '- ha cominciato a parlarmi del perdono, sostenendo che a Dio, e a Dio solo spetta giudicare e perdonare.

Premetto che quando mi capita di ascoltare o leggere quello che dicono o scrivono i personaggi di rilievo della politica, della religione o della scienza, gli studiosi in generale o gli autori più acclamati, lo faccio con la mente aperta, evitando di lasciarmi coinvolgere e fuorviare dalla fama e dalla rilevanza della persona, e prestando invece attenzione se e quanto i contenuti e i concetti altrui, sono in sintonia con i miei pensieri e i miei valori.

Anche in questo caso perciò, per nulla impressionata dal fatto che mi veniva riportato il pensiero del Santo Padre, e, con l'orecchio teso a captare i segnali che mi arrivavano dal cuore, con il sorriso sulle labbra :-) ho esclamato: 'Don, ma questo non è possibile!' Io credo fermamente che Dio è Amore e Accettazione assoluti, e come Dio Padre Creatore può solo amare tutto ciò che ha creato. Per questo sono convinta che non ci giudica, non ci condanna, e non ci perdona perché non ha nulla da perdonarci.

Personalmente credo che quella del perdono sia una sfida delle più sfidanti che, chi più chi meno, prima o poi, deve affrontare se vuole progredire lungo il cammino della propria crescita non solo spirituale, ma anche e soprattutto personale. In altre parole per vivere una vita davvero prospera in termini di salute, relazioni gratificanti e ricchezza di beni materiali, è necessario essere liberi e per essere liberi di BenEssere si devono sciogliere i lacci che ancora ci tengono legati al passato… cominciando dai nostri genitori, per continuare con gli altri e con noi stessi.

Mi sembra passato solo un secolo :-) da quando nel mio studio la persona che tra me e me chiamavo affettuosamente ' il pazientino ', cominciava a elaborare il perdono delle figure parentali, ovvero i propri genitori. La psicologia ufficiale allora, ricorreva a questo termine, - figure parentali- a mio parere, così freddo ed impersonale da privare l'intero procedimento del perdono, del pathos, indispensabile alla sua risoluzione.
Il perdono infatti non è uno stato dell'essere, ma piuttosto un processo suddiviso in due fasi ben distinte, l'una preparatoria dell'altra : la fase dell'accusa, echeggiante la rabbia e il dolore e quella del perdono vero e proprio con il quale ci si libera della rabbia e del dolore.

Una tendenza dunque, quella dell'accusa e del perdono, con le sue battute di arresto, i suoi momenti di ripensamento, le sue crisi, che si dipana nell'arco del tempo.
La maggior parte di noi credono che la fase del perdono sia quella che presenta le più grandi difficoltà, ma in realtà è quando ci troviamo ad accusare apertamente nostra madre e nostro padre per il 'male che ci hanno fatto' che scattano i blocchi e le difese. E non potrebbe essere altrimenti. Sono pur sempre nostra madre e nostro padre! Sono le persone che ci hanno donato la vita e noi, in cuor nostro li abbiamo sempre amati moltissimo e continueremo ad amarli fino alla fine dei nostri giorni. Non' possiamo' quindi e, a mio avviso, non dobbiamo proprio, come suggerisce la psicoanalisi risolvere il nostro rapporto con loro, seguendo le orme del mito di Edipo che uccide inconsapevolmente il padre Laio per sposare Giocasta, la vedova di Laio, che Edipo non sa essere sua madre.

Anche rispetto al perdono però, e per fortuna! aggiungo io :-) ci viene in soccorso ' un altro modo di vedere le cose' - per usare un'espressione cara al mio amico Italo Pintimalli -. Il padre di questo diverso e straordinario modo di vedere il perdono è il novantenne Bert Hellinger. Psicologo e scrittore tedesco. Studioso di teologia e pedagogia, che nel 1980 gettò le basi teoriche e metodologiche delle ' Costellazioni Familiari.'

Hellinger ci insegna a sentire che là dove c'è tanta RABBIA, c'è tanto dolore. Là dove c'è tanto DOLORE, c'è tanto AMORE!!!
L'Amore che ho bisogno di dare, l'amore che non ho potuto sentire!
Forse questa nostra realtà moderna, che ci sembra piena di rabbia e di dolore, è davvero piena solo di Amore! E poi non è forse per sperimentare l'Amore che veniamo in questo mondo?
E per praticare l'Amore, non dobbiamo forse prima di tutto, lasciare andare le nostre presunte buone ragioni e ARRENDERCI all'Amore per nostra madre e nostro padre? INCHINARCI a loro per tornare bambini e prendere a piene mani tutto l'Amore che hanno da darci? I genitori non sono forse coloro che abbiamo scelto per venire al mondo?
Non è forse nell'abbandono al loro amore che godiamo la gioia più intensa?

Hellinger intende la resa, come gesto di totale accettazione, addirittura come il gesto di fede più essenziale e autentico, che ci mette davvero in comunicazione con gli altri perché solo in quel momento li percepiremo come uguali a noi.
Quando ci arrendiamo, viene spontaneo INCHINARCI. E l'inchino cambia qualcosa nella nostra Anima. Quando ci inchiniamo a nostra madre e a nostro padre e ai nostri progenitori, è come se, tornati piccoli, siamo lì per per ricevere il loro amore!
E dopo essere diventati piccoli per ricevere, diventiamo grandi per dare... e i cerchi si chiudono, e la spirale della Vita si eleva sempre più in alto in un ciclo continuo dove diamo non già qualcosa che è nostro, ma quello che abbiamo ricevuto… Ed è così che entriamo nel grande flusso della Vita!

GRAZIE, MAMMA! GRAZIE PAPA'!


UN ABBRACCIO GENEROSO E BUONA VITA A TE!
Claudia






ALLA BAMBINA RISANATA



ovvero il miracolo della Vita che si ripete

Finalmente lunedì 30 maggio, il gran giorno! La mia tiroide, dopo 50 anni di onorata iperattività, con le sue grandi ali azzurre da morfo blu, sta per volar via!
Distesa sul lettino con indosso solo il camice e la cuffia di TNT, del colore della speranza, aspetto di entrare in sala operatoria. Intorno a me c'è un gran viavai di camici bianchi, con le rifiniture di vari colori a indicare i diversi reparti. Le casacche azzurre della scuola infermieri risaltano sotto le luci fosforescenti dei neon, mentre, sicura e silenziosa, arriva la divisa verde dell'anestesista. Mi sorride e con delicatezza mi infila l'ago in vena…
Sbatto le palpebre e mi ritrovo distesa sul letto della mia camera n. 7, con accanto mio marito che mi saluta con un ' come va?' Provo a rispondere 'bene', ma un blocco alla trachea mi mozza il respiro e…. non respiro, non respiro proprio più….
Mi risveglio in una stanza dal soffitto basso e le luci soffuse. Nella mia mente, assolutamente vuota di ricordi, bagliori di luce illuminano una parete di cristallo, affacciata su una distesa lattea. So che oggi è già il 31 di maggio.
Trasportata per la seconda e ultima volta in camera, vedo la faccia sconvolta di Pietro che, con gli occhi lucidi, mi sorride debolmente, e con la mano mi accarezza i capelli. Mentre scivolo di nuovo nell'oblio mi rendo conto che sono stata intubata e il contenitore del drenaggio, come una trottola abbandonata, ondeggia lentamente al fianco del mio letto.
Fin qui, sulla base dei miei ricordi, la breve cronaca del mio nuovo giorno, che nella cornice più ampia delle coincidenze e dei significati, legati alla mia storia personale, si trasforma nel racconto di un'esperienza catartica di memorie antiche, radicate nel profondo della mia anima.
Guardando agli avvenimenti degli ultimi due anni infatti, a partire dalla data dell'8 maggio 2014, giorno di inizio della mia esperienza a Imprenditori Liberi, fino a questo 30 maggio, ho avuto la percezione che ogni nuovo giorno sia stato un passo in avanti lungo il cammino della mia crescita che, come l'anello di una catena, mi connetterà a quel 'nucleo vecchio e profondo', attivato durante l'esperienza di Verona. E, aiutando Riccioli d'oro, la mia Bambina Interiore a leggere quella memoria con gli occhi dell'Amore e della Compassione, potrò finalmente chiudere il cerchio e raggiungere il mio livello superiore per riprendere il mio viaggio verso nuovi ed entusiasmanti traguardi. Non so ancora con certezza cosa è accaduto nella' loro' camera quel giorno di tanti fa, né cosa ho ascoltato dietro quella porta, quello che so è che presto, molto presto ne verrò fuori.
I miei ringraziamenti più ardenti ai medici dell'equipe di chirurgia tiroidea dell'Ospedale Santa Maria di Terni, per la professionalità e la competenza con la quale hanno svolto il proprio lavoro, e soprattutto per la tempestività con la quale sono intervenuti a salvarmi la vita: dottor Michele d'Ajello, dottor Andrea Polistena, dottor Sergio Galasse, grazie! E grazie anche per la vostra simpatia e l'infinita pazienza nei confronti di una paziente così impaziente!
La mia gratitudine va ai giovani infermieri professionisti e ai loro colleghi studenti fuori sede che con le loro flebo, gli aghi con le ali e i farmaci, come diligenti api operose, si sono presi cura di me ogni giorno, più volte al giorno. Grazie, ragazzi! Siete davvero tanti e perciò ecco solo alcuni dei vostri nomi in rappresentanza di tutti: Emanuele, Roberta, Valentina, Claudine…
Grazie agli addetti che due volte al giorno riordinano le stanze e tengono pulito il reparto in modo eccellente!
Un ringraziamento agli infaticabili operatori della cooperativa che già dalle prime luci dell'alba è all'opera per preparare migliaia di pasti per i degenti, i medici, gli impiegati e i famigliari dei ricoverati. Vi ringrazio anche per aver letto il questionario con in calce la mia firma e aver dato così più sapore alle pietanze di tutti noi!
Un sincero ringraziamento a Laura, la mia compagna di stanza e di scorribande al bar, che ha dormito sotto due spesse coperte per lasciarmi tenere spalancata la finestra anche di notte! Cara Laura non puoi sapere che regalo grande mi hai fatto, grazie!
E infine sono profondamente grata ai miei genitori che, in una fredda sera di febbraio di tanti anni fa, pregarono Santa Rita da Cascia perché mi salvasse la vita. Ora come allora un santino con l'immagine della Santa dei Casi Impossibili, messo a capo del letto numero 16 + 1, scritto a mano con il pennarello da chissà chi, ha vegliato su di me! Grazie Santa Rita!

Un abbraccio generoso e Buona Vita a tutti!

IN PRINCIPIO FU

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ovvero la parola creatrice della nostra realtà

Con le nostre agende fitte di cose da fare e con il mito dell'efficienza, che incalza dietro le nostre spalle e quelle dei nostri figli sin dalla più tenera età, sembra anacronistico e, in certi casi, di nessuna utilità rendersi conto del forte impatto che le parole e il linguaggio in generale, come espressione verbale dei pensieri, hanno sulla realtà di chi parla e di chi ascolta.
L'aforisma ' ferisce più la lingua ( o la penna ) che la spada' è molto di più di un modo di dire perché è necessario tenere a mente che le parole, in ogni caso, danno forma, in- formano, attraverso le emozioni e le immagini, il vissuto dell'esperienza e l'atteggiamento con il quale leggiamo e guardiamo alla realtà.
Dal punto di vista energetico infatti, i pensieri vibrano ad una frequenza maggiore delle parole e le parole, a loro volta, vibrano ad una frequenza maggiore rispetto alle azioni. Ed è per questo motivo che se si vogliono creare esperienze piacevoli nella propria vita non basta scegliere pensieri orientati alla positività e correlati alle emozioni piacevoli, ma è necessario anche scegliere con cura le parole che danno espressione a questi pensieri, usando un linguaggio appropriato con la medesima frequenza vibratoria.
Per approfondimenti qui trovate il link di youtube sugli studi su i cristalli d'acqua del 'l'uomo dell'acqua', il dottor Masaru Emoto.
In questa ottica non c'è posto per il ' così tanto per dire ' e per le parolacce che saranno evitate non solo per educazione. Facciamo del nostro meglio per cancellare dal vocabolario quelle parole che ci risuonano sgradevoli in corrispondenza del plesso solare. E quando accadrà, perché state sicuri che accadrà ;) di 'perdere le staffe', usando parole in risonanza, potete rimanere agilmente in sella, cancellandole con un gesto della mano per sostituirle con esclamazioni più leggere e tutto sommato divertenti!
Vi assicuro che gli effetti piacevoli dentro e fuori di voi arriveranno quanto prima e, con un po' di impegno da parte vostra, li noterete con facilità.
Comincerete a sorridere sentendovi esclamare ' perbacco' ' accipicchia' ' per dindirindina' ' oibò' , e addirittura ' viva Maria', risollevando magari anche il morale di chi vi sta vicino.
Un'altra semplice strategia utile ad eliminare la dannosa quanto inutile abitudine della critica che, detto fra noi, fa più male a chi la esprime che a chi è indirizzata, è quella di trasformarla nell'immediato in un apprezzamento per noi stessi. Così tanto per fare un esempio il ' quanto è brutto il vestito del Tal de Tali!' diventerà ' oggi mi sento proprio bene nel mio bel vestito!' Con il tempo e la pratica, sempre per l'effetto risonanza, vi sarà più facile passare dall'auto apprezzamento all'apprezzamento delle qualità altrui.
Quando si comincia a giocare ' al nuovo paroliere', come mi piace definire questo nuovo modo di usare le parole, vi rendete conto, con un certo sgomento, che l'abitudine a determinate parole vi renderà meno facile trovare le parole omologhe positive. Eppure la lingua italiana è più ricca di parole gioiose che del resto...sta a noi e al nostro impegno sviluppare con la pratica, nel cervello le sinapsi nuove di collegamento con le nuove parole.
Mi auguro che questo post cada sotto gli occhi curiosi dei giovani che a volte, solo per sentirsi grandi ed esprimere il loro personalissimo senso di libertà, acriticamente usano un linguaggio che danneggia il loro fisico e fa male soprattutto alla parte migliore di Sé.
Un abbraccio generoso