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Il blog di Claudia Mancini

A proposito del conflitto parte 1

 
 
SE MI LASCI NON VALE
 
Questo è il titolo dell'articolo, comparso nell'ultimo numero 
del periodico"Civita Castellana ZERODIECITRENTATRE'' edito dall'associazione omonima, con il quale Micaela Anzellini, prendendo spunto da i recenti fatti di cronaca, pone l'accento sulla difficoltà di molte persone ad accettare il rifiuto espresso dall'altro che si oppone alla realizzazione dei propri desideri e al raggiungimento dei propri obiettivi soprattutto in ambito affettivo – sentimentale.
A mia volta ringrazio Micaela Anzellini perché con il suo articolo, mi ha dato l'opportunità di fare una disamina del conflitto, e in particolare dell'intolleranza alla frustrazione, un fattore che si manifesta con prepotenza nelle relazioni affettivo –sentimentali, ma che, in modo meno eclatante, pervade molti altri aspetti della vita di relazione. La fragilità emotiva che rende ad alcuni difficile ed, in casi estremi, devastante accettare il rifiuto ed insostenibile la frustrazione che ne consegue, fa sì che queste persone di fronte alla fine di un amore o di un matrimonio reagiscano in modo aggressivo e violento con il preciso scopo di arrecare danno a colui o colei che 'è causa della propria sofferenza. Le reazioni sono diverse e vanno dalle minacce verbali alle provocazioni continue, all'aggressività fisica fino ad arrivare all'omicidio, tutte azioni che vanno sotto il termine inglese di 'stalking'. Tralascio i risultati dell'analisi sociologica dei fattori del conflitto perché, a mio parere, i fattori causali dei comportamenti umani sono non già esterni ma interni all'individuo stesso, e rivolgo quindi l'attenzione alla già citata intolleranza alla frustrazione e alla conseguente incapacità di affrontare e risolvere i conflitti. A questo punto sorge spontanea la domanda: Ma cos'è un conflitto? A questa parola associamo spontaneamente termini come scontro, guerra, contrasto aggressività,competizione, lotta, odio, rabbia, rivendicazione..in sintesi consideriamo sinonimo di conflitto atteggiamenti e prese di posizione che sono soltanto alcuni possibili esiti del conflitto stesso. Cioè si tende a confondere il conflitto con il suo sviluppo più scontato, la guerra, ed abbiamo difficoltà a riconoscere al conflitto un suo status. E' interessante a questo punto scoprire l'etimologia di questo termine di chiara origine latina, trovando il significato meno conosciuto e meno scontato la cui attestazione più rilevante compare nel poema scientifico di Lucrezio De rerum natura.
Nel IV libro, dedicato alla passione amorosa, il contesto di versi in cui il verbo al v.1216 è usato, conflixit, è relativo alla descrizione dell'unione carnale di uomo e donna al momento culminante dell'incontro del maschile e del femminile, e viene tradotto con ' si incontrano' o 'si uniscono'. Il verbo quindi è usato per descrivere la massima forma di intimità possibile, dalla quale non si esce né vincitori né vinti, ma riesce comunque a cogliere nella sua ambiguità, l'ambivalenza che ogni relazione comporta come simultaneità d iaccoglienza e prossimità, ma anche di irriducibile e necessaria alterità. E' allora evidente che il conflitto così inteso è un atto creativo aperto ad una nuova possibilità, è la ricerca di una armonia nuova che trascende le individualità in relazione. E come atto creativo, il conflitto è una condizione permanente, costitutiva, ci attraversa, ci abita e si insinua nei nostri rapporti interpersonali...il conflitto non è una patologia della relazione, ma è connaturato alla relazione stessa. Il conflitto pervade micro e macro contesti e non è possibile rimuoverlo, ignorarlo in quanto permea la quotidianità a diversi livelli, è considerato il codice della contemporaneità. Ciò significa che se ne sottovalutiamo la portata e la responsabilità di farsene carico, perdiamo una chiave di lettura essenziale per esplorare la complessità del nostro tempo. Il conflitto quindi non è né scontro né guerra, ma è una contraddizione di punti di vista, percezioni esigenze riguardo ad un oggetto del contendere sul quale ciascuna
delle parti in causa ritiene di esercitare un diritto esclusivo. Diritto che può essere pienamente goduto con il ridimensionamento o l'eliminazione dell'altro. Sebbene i conflitti abbiano cause e motivazioni diverse, sono accomunati da un progressivo aumento di aggressività distruttiva che frequentemente degenera in violenza.
Ciò che alimenta l'escalation e ne accelera l'esplosione trae linfa vitale dal substrato emotivo inconscio di cui è permeato l'immaginario delle parti in causa. Il conflitto quindi è una controversia con l'aggravio dell'ansia e dell'angoscia, mette in campo sentimenti di ostilità, odio, rabbia, competizione, concorrenza e rivalità con i quali è molto impegnativo confrontarsi. E il conflitto, abbandonato a se stesso, tende a cronicizzarsi senza pervenire ad una composizione. Tra i numerosi studiosi che hanno elaborato strategie evolutive del conflitto, il più accreditato è Johan Galtung che propone una svolta diversa: il conflitto non si può risolvere, né semplicemente gestire o contenere: il conflitto va trasceso, cioè superato attraverso l’apertura di prospettive nuove ed impreviste, di tipo cooperativo: richiede cioè una conversione, un mutamento di prospettiva che si avvale di alcune importanti risorse: creatività, immaginazione, compassione, perseveranza........Prosegue nella seconda parte...Arrivederci alla prossima !
Un abbraccio generoso
 
Riferimenti bibliografici
http://www.cem.coop/convegni/conv2006/atti2006/introC122006
 

1 commento a A proposito del conflitto parte 1:

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Repliki zegarków on venerdì 18 aprile 2014 04:31
considerato il codice della contemporaneità. Ciò significa che se ne sottovalutiamo la portata e la responsabilità di farsene carico, perdiamo una chiave di lettura essenziale per esplorare la complessità del nostro tempo.
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