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Il blog di Claudia Mancini

ANEMOFOBIA

 
quando il vento soffia forte..
 
Ieri l'altro ero dietro i vetri della finestra a guardare il cielo limpido e ad ascoltare il vento che soffiava forte tra le case. A me piace sentire il sibilo del vento, ma non è così per tutti e..... mi è tornato in mente Cassio che, anni fa, quando vivevo ancora a Roma, era forse il 1989, venne nel mio studio perché lo aiutassi a liberarsi, e cito a memoria le sue parole: 'dalla paura del sibilo del vento... che quando soffia forte mi toglie il respiro!'.
Cassio aveva 40 anni e da quando era molto piccolo, ogni qualvolta sentiva fischiare forte il vento, gli mancava il respiro, diventava così nervoso e irrequieto che non riusciva a stare fermo e tanto meno a distendersi sul letto per dormire.
Se chiudeva gli occhi per rilassarsi un po', davanti a sé vedeva tutto nero e sentiva il tonfo metallico di una pensante porta di ferro che si chiudeva alle sue spalle.
Da circa due anni abitava in un attico al 6° piano di una palazzina che, per la sua posizione antistante l'immensa distesa di un parco pubblico, era esposta, come diceva lui stesso, ai quattro venti e gli risultava sempre più difficile gestire questi momenti di involontaria inquietudine.
Per i successivi quattro mesi, una volta la settimana insegnai a Cassio a praticare le diverse fasi del training autogeno di base del dottor Schultz, perché si esercitasse da solo a casa o al lavoro fintanto che non fosse stato in grado di raggiungere lo stato di 'autogenia' in pochi secondi ed in modo del tutto automatico.
La pratica del training autogeno di base o T.A. è indispensabile per portare la persona al livello del training autogeno superiore o T.A.S.
Non preoccuparti.. questo articolo ha uno scopo divulgativo e perciò ti risparmio qualunque spiegazione tecnica su T.A. e T.A.S..
Ti invito soltanto ad immaginare il T.A.S. come la chiavetta internet che apre il programma di comunicazione con la banca dati del tuo inconscio e 'autonomamente' recupera soltanto le informazioni utili alla soluzione del problema.
 
Ed ora torniamo a noi …. il gran giorno è arrivato …..ora Cassio potrà scoprire cosa si nasconde dietro la 'sua' paura del vento!
Sono seduta accanto a lui che, in uno stato di profondo rilassamento comincia a verbalizzare tutto ciò che pensa, sente e vede..... la sua voce è cantilenante come quella di un bimbo piccolo....ecco comparire l'immagine di un neonato nella culla... tanti volti chini su di lui..... riconosce la nonna, suo padre, le zie, la vicina di casa...il medico di famiglia...sente che sono tutti molto preoccupati per lui...comincia a piangere sommessamente....ha paura...nonriesce a respirare.......si sente soffocare....qualcuno urla da lontano...riconosce la voce di sua madre....all'improvviso cala il buio...il dottore gli ha messo la maschera dell'ossigeno..è troppo grande per lui..e gli copre gli occhi....poi sente un sibilo...e l'aria gli entra nei polmoni...poi un tonfo...il dottore ha posato in terra la bombola dell'ossigeno....gocce di sudore gli scendono dalla fronte....tossisce....boccheggia.....il respiro è corto..... riprende a respirare normalmente.... torna la luce...e vede il viso del dottore che sorride....anche sua nonna e suo padre sorridono......ora c'è anche sua madre...lo prende in braccio.....lo culla …...
Cassio riprende lentamente contatto con la realtà... muove lentamente le dita delle mani e dei piedi...apre gli occhi.... sorride... e distende le braccia....e ricorda.... aveva solo 10 giorni quando prese la broncopolmonite capillare..era la vigilia di natale del 1950 e lui si trovava a casa dei nonni materni, vicino Roma, dove era nato il 14 dicembre ..durante una visita di sua madre ai suoi genitori. Cassio sapeva di aver avuto la bronco- polmonite, ma nessuno dei suoi famigliari gli aveva mai riferito l' episodio della bombola di ossigeno, che era invece l'origine della sua fobia.
Suo padre in particolare aveva sempre associato la sua guarigione alla penicillina che era il primo antibiotico di quegli anni.
 
Ogni fobia ha origine nella storia della persona. E' legata ad una o più esperienze precedenti negative che non sono facilmente accessibili alla memoria, perché rimosse dalla coscienza, sono state registrate ed archiviate nell'inconscio.
Questa rimozione nell'inconscio è inevitabile quando si tratta di esperienze molto precoci, che accadono cioè in una età in cui le strutture del sistema nervoso centrale non sono sviluppate per consentire l'elaborazione dell'esperienza stessa.
A questo riguardo è bene ricordare che ogni esperienza, anche la più negativa o dolorosa non è di per sé traumatica, ma lo diviene in relazione alla capacità di elaborazione emotiva e psichica della persona.
Vien da sé che un neonato o un bimbo di pochi anni non è in grado di affrontare e risolvere sul piano mentale, emotivo e psicologico un'esperienza 'più grande di lui'. Ecco allora che il nostro inconscio al quale nulla sfugge e che elabora 11 milioni di bit di informazioni al secondo, registra e archivia nel suo database. L'informazione archiviata però rimane per così dire in stand-by, pronta ad riattivarsi in relazione ad eventi e situazioni esterne evocative dell'esperienza originaria, fintanto che non viene integrata nella coscienza, come nel caso dell'anemofobia di Cassio o cancellata dall'archivio, come insegna il dottor Lew Hen con il mantra di auto pulizia e guarigione Ho'oponopono: Mi dispiace, Perdonami, Grazie, Ti Amo.
 
Un abbraccio generoso
 
 

1 commento a ANEMOFOBIA:

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Repliki zegarków on venerdì 18 aprile 2014 04:27
Lo sanno molto bene coloro che hanno partecipato e magari anche condotto sedute di psicoterapia, seminari, gruppi d'incontro e qualunque altra esperienza volta alla crescita personale attraverso l'espansione della coscienza.
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