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Il blog di Claudia Mancini

IL CASO E’ DIO CHE FIRMA IN ANONIMO

1°parte.
Lunedì 25 giugno, alle 8 del mattino, ero all’aeroporto Leonardo da Vinci di Roma, per prendere l’aereo delle 9.05 per Verona dove sarei arrivata alle 10.15.
 
Da quando avevo prenotato on line il volo domenica 17, ero tutta eccitata all’idea di fare una improvvisata alla mia amica delCuore, e per una settimana ho fantasticato sulla faccia che avrebbe fatto vedendomi arrivare ospite inaspettata a casa sua. Sapevo,perché nelle nostre lunghe telefonate ce lo eravamo detto, che, semmai un giorno le avessi telefonato dalla stazione di Porta Nuova, lei sarebbe venuta a prendermi. Nella realtà avevo poi optato per l’aereo e mi dicevo che per lei non avrebbe fatto poi molta differenza e comunque ero disposta, se fosse stato necessario, a raggiungere da sola la stazione dei treni.
Insomma come potete immaginare, mi stavo godendo ‘ l’anteprima del mio film’….senza però fare i conti con le ragioni del mio Cuore che permette che nulla avvenga per caso, ma tutto per una ragione divina.
Prima di andare avanti nel racconto e dirvi come è finita, è necessario che vi dica qualcosa di me, che neanche io conoscevo, fino a quando…volendo sorprendere la mia amica, in realtà ho sorpreso solo mestessa!
Da piccolina e fino ai 6 anni, sono riuscita a seguire le ragioni del mio Cuore, poi il dolore per i maltrattamenti fisici e le umiliazioni morali subite da un padre sadico e violento e la mancanza di protezione da parte di una madre succube e vittima della stessa violenza, hanno avuto la meglio, e da quel momento, giorno per giorno, anno per anno, senza che me ne rendessi conto, l’ansia prima, l’angoscia la paura ed il terrore poi, si sono impossessati di me, ed è così che, per non sentire, ho chiuso il mio Cuore e a parte alcuni rari momenti - ricordo ancora il senso di vertigine e stordimento per la gioia di avere tra le braccia mio figlio appena nato – fino a quando non sono entrata in terapia, e anche lì mi ci è voluto del tempo – sono andata avanti tenendo a bada il ricordo e le memorie dell’ inferno della mia vita.
La mia personalità complessa e variegata aveva imparato così bene a mistificare e a nascondere lo stato di profonda disperazione della propria anima -e del quale io stessa provavo una profonda vergogna- che riuscivo ad ingannare tutti, familiari, amici e anche il primo terapeuta al quale mi ero rivolta.
Il fatto è che i miei ‘parametri’ non potevano essere omologati in alcuna delle categorie nelle quali si facevano rientrare’ i casi’ come il mio.
Il mio viso, privo di segni evidenti, non appariva mai sofferente. Non avevo avuto malattie importanti, dotata di un buon quoziente intellettivo, a scuola ero stata una allieva volenterosa a cui piaceva studiare, una ragazza sportiva che aveva praticato molto sport e vinto anche qualche medaglia nel pattinaggio, avevo frequentato l’università ed ero riuscita a laurearmi nei 4 anni previsti. La mia famiglia d’origine, così come quella del ragazzo che avevo sposato, appartenevano entrambi alla buona borghesia romana. Alla fine non c’era alcun motivo per il dolore della mia anima se non, come mi ripeteva mia madre, la mia ingratitudine e il mio egoismo congeniti. La mia famiglia da sempre mi aveva considerata una bambina a dir poco ‘strana’, che crescendo era diventata una ragazzina ‘stupida’ che non capiva niente perché faceva tante domande, che si entusiasmava con poco, che si commuoveva guardando un film, che piangeva per un non nulla, che non aveva l’amica del cuore perché era diversa e nemmeno il ragazzo perché era proprio brutta.
Alla fine mi sono ritrovata a pensarla di me allo stesso modo, a sentirmi fuori posto ovunque e con chiunque e soprattutto ho cominciato a provare vergogna dei miei sentimenti, a sentirmi umiliata se mi innamoravo, a negarmi il piacere dei desideri, e la gioia di avere ed essere quello che volevo.
Ed è stato così…fino a quando in FB ho incontrato la mia amica del Cuore e questa volta, dopo tante occasioni mancate per la paura disoffrire l’ennesima delusione, sono decisa ad andare fino in fondo e fare tutto quello che posso, per coltivare e far crescere il nostro rapporto, tenero e delicato come i germogli rossi dell’amaranto, la pianta che non appassisce, come non appassisce l’amicizia quando esprime la stima reciproca e i sentimenti veri, eterni ed unici che non cambiano con il trascorrere del tempo". Sono d’accordo con Amico assoluto e con quello che ha scritto sul suo blog e cioè che: la pianta dell’amicizia se non pianti, non nasce; se non annaffi non cresce: se non ami muore………
……continua…la 2° parte al prossimo articolo

1 commento a IL CASO E’ DIO CHE FIRMA IN ANONIMO:

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Repliki zegarków on venerdì 18 aprile 2014 04:18
E’ così che al piacere e all’entusiasmo per ogni articolo scritto e pubblicato si è aggiunto anche il mio desiderio di venire incontro agli interessi dei visitatori augurandomi di poter mantenere e, perché no, incrementare la popolarità fino ad ora raggiunta.
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