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Il blog di Claudia Mancini

settembre 2014

EMERGENZA SPIRITUALE



Il viaggio dell'Essere in Divenire

In una giornata uggiosa, come può esserlo una domenica di inizio settembre qui nell'isola di Santo Domingo, stimolata forse dal cielo lattiginoso che si riflette nell'oceano color dell'acciaio e la brezza che spira leggera tra le palme, mi lascio trasportare dalla scia dei ricordi che dolcemente mi riporta a rivivere le sensazioni, le emozioni intense e drammatiche delle tre settimane durante le quali inaspettatamente e spontaneamente i contenuti dell'inconscio sono emersi tumultuosamente dalla profondità del mio essere per esplodere in un geyser di energia luminosa sulla superficie della coscienza, rompendo gli argini dell'io.
A queste straordinarie esperienze Stanislav e Cristina Grof , hanno dato il nome di 'emergenze spirituali', intendendo con il termine 'emergenza' tanto una circostanza critica imprevista, quanto un contenuto che affiora alla luce e che ha a che fare con il rapporto dell'uomo con il divino.
Per me non è certamente facile scrivere sulle pagine del blog di questo evento, che a distanza di 20 anni dal primo, è esploso ancora in modo drammatico lungo il cammino della crescita personale e se ho deciso di condividerlo è perché mi auguro possa essere di sostegno e conforto a chi ha già vissuto o sta vivendo una emergenza spirituale e soprattutto a chi ha un famigliare, un amico ed anche un paziente nella medesima condizione.
Nelle persone predisposte, gli eventi che scatenano la crisi sono diversi, come d'altro canto diverse sono le forme e i contenuti dell'emergenza in relazione con le esperienze, le storie e i percorsi personali , ma i più frequenti sono: il dolore intenso per la morte di una persona cara; una malattia significativa come il cancro; il parto; l' aborto; un intervento chirurgico importante e infine la mancanza di sonno.
Senza voler tracciare un quadro teorico di queste esperienze che, a mio parere in ogni caso sono da considerarsi come eccezionali opportunità di rinnovamento profondo, ho messo a tacere l'ego e ogni sua remora o perplessità, dettata più dalla paura del giudizio che da una autentica e sana riservatezza, per indicare, a partire dalla mia personale esperienza, quali sono gli elementi distintivi di un'emergenza spirituale e soprattutto quali sono i comportamenti da evitare e quali da adottare.
E' importante innanzi tutto sottolineare che la persona che è in emergenza spirituale, è consapevole di essere responsabile di tutto quello che sperimenta, delle immagini che vede, delle voci che sente, delle emozioni e dei sentimenti che prova a differenza di chi vive un episodio di delirio psicotico, quando attraverso il meccanismo della proiezione, scarica la causa dei suoi problemi sulle spalle degli altri dai quali si sente addirittura perseguitato.
La persona in emergenza spirituale si rivolge ad un medico o ad uno psicologo per essere rassicurato di non essere uscito fuori di testa e per essere aiutato ad affrontare la crisi. Diversamente la persona delirante non si rivolge quasi mai ad un esperto per chiedere aiuto né tanto meno per essere rassicurato sulle sue condizioni, dal momento che non ha alcun dubbio di essere sano di mente , e quando chiede una consulenza il suo unico obiettivo è , ad esempio, la denuncia del vicino di casa che vuole attentare alla sua vita. Durante un'emergenza spirituale si è pervasi da un profondo sentimento di connessione con l'Universo, quello stato che i santi hanno definito unione mistica con il divino dal quale ci si sente protetti e al quale ci si affida senza riserve.
Anche i sintomi e i disturbi fisici che accompagnano l'emergenza possono avere un carattere transitorio, collegato strettamente all'esperienza e scomparire nelle fasi terminali del processo.
Durante la mia recente crisi ad esempio, ho avuto una persistente e dolorosa infiammazione agli occhi, resistente a qualsiasi tipo di collirio, che si è risolta spontaneamente, senza che l'oculista trovasse una causa specifica. Durante le diverse fasi del processo ho notato che il bruciore e la lacrimazione si intensificavano in risposta a determinate situazioni o a persone particolari.
L'emergenza spirituale quindi non è una psicosi e l'ospedalizzazione o l'assunzione di sedativi o calmanti non solo non è appropriata, ma sono elementi che bloccano il processo di rinnovamento, limitandone così l'effetto curativo di auto guarigione. Mi rendo perfettamente conto che la medicina ufficiale e la psichiatria in particolare non hanno ancora raggiunto le competenze necessarie per accogliere positivamente e con una mentalità aperta l'aspetto positivo di questi processi di trasformazione, che recano con sé tutta la saggezza e il potere dell'intelligenza superiore racchiusa nella parte più profonda di ogni uomo.
Per quanto riguarda le mie due crisi più importanti, se non sono stata ricoverata o curata con psicofarmaci di vario tipo, il merito va a mio marito Pietro che il 20 luglio pur di starmi accanto non ha esitato a tornare in Italia con un volo transoceanico per accompagnarmi in macchina il giorno dopo a Verona ,dove avevo un appuntamento al quale non potevo e non volevo mancare. Anche in questa occasione, come in quella di 20 fa, mi è stato vicino con amore, comprensione e infinito coraggio assecondando i miei comportamenti a dir poco, davvero bizzarri...
Grazie Pietro, amorevole compagno della mia vita! Sono infinitamente grata a don Marco Cocuzza, della cui amicizia e stima non ho mai dubitato neanche nei momenti più 'emergenti '. Sono grata a mio figlio Lorenzo che, mettendo da parte la sua preoccupazione per le mie condizioni, quando Pietro lo ha chiamato, senza fare troppe domande, è venuto in mio aiuto.
La mia gratitudine più sincera e affettuosa va inoltre a Danielina , mia fidata collaboratrice da 14 anni, che, per tre settimane, notte e giorno mi è stata vicina con discrezione e gentilezza.
Un ringraziamento sincero al direttore dell'accademia di Imprenditori Liberi e a sua moglie, al mio tutor, che hanno riservato a me ed eccezionalmente anche a mio marito, un accoglienza distinta da rispetto e accettazione autentici. Ed infine voglio ringraziare gli Imprenditori Liberi, Marco e sua moglie Paola , che, seppur inconsapevolmente e ignari della mia crisi, mi sono stati vicini con i loro consigli professionali e la loro amicizia.

Un abbraccio generoso

LA SCELTA PIU' DIFFICILE E'...SCEGLIERE!




Sia che ne siamo consapevoli o meno, ogni qualvolta che facciamo una scelta, facile, quando decidiamo di indossare il cappotto in una giornata fredda, o, difficile, quando decidiamo di cambiare lavoro, dobbiamo affrontare e risolvere il conflitto che è parte integrante e indissolubile della scelta stessa. In altre parole, a partire dalla cacciata di Adamo ed Eva dall'Eden, l'uomo non può esistere evitando di fare scelte, tant'è che anche quando sceglie di non scegliere, prende comunque la decisione di evitamento del conflitto.
Ma cos'è che rende così difficile questo processo? Per rispondere alla domanda credo che sia opportuno partire con il definire il concetto di conflitto ed elencare le sue tipologie. Per la psicologia il conflitto è 'lo stato di tensione nel quale una persona viene a trovarsi quando è sottoposto alla pressione di impulsi, bisogni, e motivazioni contrastanti.'
Quando questi fattori sono legati ad una situazione creata dalla persona stessa, si parla di conflitto intrapsichico o interiore, al contrario quando la situazione trae origine da altre persone, il conflitto si definisce interpersonale o esteriore. L'etimologia del termine, composto da cum (con) e fligere (combattere), presuppone che l'immagine associata al significato di 'combattere con ' suggerisca lo scontro tra due idee o identità, distinte o contrapposte.
Queste 2 categorie sono a loro volta suddivise in 3 tipologie 1) conflitto adiente - evitante (scelte contrassegnate dal segno + e -); 2) doppiamente evitante ( - -); 3) doppiamente adiente ( + +).
Da questi elementi teorici si evince che ogni scelta è una sfida alla nostra capacità di tollerare emozioni e stati d'animo propri della situazione di conflitto che si sta vivendo a livello conscio o inconscio.
Primo fra tutti il senso di frustrazione dei bisogni non soddisfatti e dei desideri non realizzati. Quanto più è alta, in una condizione di conflitto interpersonale, la capacità dell'individuo di tollerare l'ostacolo e procrastinare la soluzione, tanto maggiori sono le probabilità di successo dei risultati di una scelta efficace. Nel conflitto intrapsichico invece entrano in gioco altri elementi che sfidano la libertà della persona a dire di no, accettando la possibilità di deludere le aspettative e essere privato dell'approvazione dell'altro.
Ma c'è ancora un elemento comune a tutte e tre le tipologie, che personalmente ritengo essere la forza 'deterrente' nella pratica delle scelte più importanti lungo il cammino di crescita personale di ogni Essere in divenire e che ne qualifica il coraggio delle azioni. Il suo nome è il potere di ' lasciare andare '. Per lasciare andare infatti, le cose, le persone, le situazioni, si deve essere disposti a vivere il lutto per ciò che è stato e che non tornerà più e il senso di solitudine che naturalmente accompagna le scelte 'impopolari ' e le decisioni autentiche ma non ortodosse.
La cultura romantica e la religione cattolica di cui è intrisa la nostra società, ponendo l'accento sulle uguaglianze piuttosto che sulle differenze, esorta alla conciliazione, all'accordo ad oltranza a discapito delle differenze individuali, che sono considerate elementi di disturbo della stabilità sociale. In realtà credo che, coltivare un atteggiamento di apertura verso il confronto delle differenze, a qualunque livello, individuale, razziale, religioso o etnico, educando le persone all'autodeterminazione, e accettando e sostenendo la propria ed altrui diversità, sarebbe davvero un ottima ed efficace scuola di preparazione al cambiamento. Perché a ben vedere che cos'è il cambiamento se non la predisposizione all'adattamento all'ambiente attraverso il processo decisionale? Ne consegue che quanto più alto è il nostro livello di consapevolezza, tanto più importanti sono i risultati o meglio gli effetti delle scelte sulle nostre vite e soprattutto questo tipo di decisioni ci mettono al riparo dai ' colpi del destino ' , che, sebbene sembrano abbattersi all'improvviso su di noi,i n realtà sono l'effetto del nostro modo di non – azione, passivo e un po' infantile di porci rispetto alle situazioni.
Se davvero vogliamo che niente sia più come prima, dobbiamo fare scelte diverse per avere risultati diversi, altrimenti come recitava il grande Albert Einstein, 'è follia aspettarsi che le stesse azioni di sempre diano risultati differenti.'

Un abbraccio generoso

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