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Il blog di Claudia Mancini

LA SCELTA PIU' DIFFICILE E'...SCEGLIERE!




Sia che ne siamo consapevoli o meno, ogni qualvolta che facciamo una scelta, facile, quando decidiamo di indossare il cappotto in una giornata fredda, o, difficile, quando decidiamo di cambiare lavoro, dobbiamo affrontare e risolvere il conflitto che è parte integrante e indissolubile della scelta stessa. In altre parole, a partire dalla cacciata di Adamo ed Eva dall'Eden, l'uomo non può esistere evitando di fare scelte, tant'è che anche quando sceglie di non scegliere, prende comunque la decisione di evitamento del conflitto.
Ma cos'è che rende così difficile questo processo? Per rispondere alla domanda credo che sia opportuno partire con il definire il concetto di conflitto ed elencare le sue tipologie. Per la psicologia il conflitto è 'lo stato di tensione nel quale una persona viene a trovarsi quando è sottoposto alla pressione di impulsi, bisogni, e motivazioni contrastanti.'
Quando questi fattori sono legati ad una situazione creata dalla persona stessa, si parla di conflitto intrapsichico o interiore, al contrario quando la situazione trae origine da altre persone, il conflitto si definisce interpersonale o esteriore. L'etimologia del termine, composto da cum (con) e fligere (combattere), presuppone che l'immagine associata al significato di 'combattere con ' suggerisca lo scontro tra due idee o identità, distinte o contrapposte.
Queste 2 categorie sono a loro volta suddivise in 3 tipologie 1) conflitto adiente - evitante (scelte contrassegnate dal segno + e -); 2) doppiamente evitante ( - -); 3) doppiamente adiente ( + +).
Da questi elementi teorici si evince che ogni scelta è una sfida alla nostra capacità di tollerare emozioni e stati d'animo propri della situazione di conflitto che si sta vivendo a livello conscio o inconscio.
Primo fra tutti il senso di frustrazione dei bisogni non soddisfatti e dei desideri non realizzati. Quanto più è alta, in una condizione di conflitto interpersonale, la capacità dell'individuo di tollerare l'ostacolo e procrastinare la soluzione, tanto maggiori sono le probabilità di successo dei risultati di una scelta efficace. Nel conflitto intrapsichico invece entrano in gioco altri elementi che sfidano la libertà della persona a dire di no, accettando la possibilità di deludere le aspettative e essere privato dell'approvazione dell'altro.
Ma c'è ancora un elemento comune a tutte e tre le tipologie, che personalmente ritengo essere la forza 'deterrente' nella pratica delle scelte più importanti lungo il cammino di crescita personale di ogni Essere in divenire e che ne qualifica il coraggio delle azioni. Il suo nome è il potere di ' lasciare andare '. Per lasciare andare infatti, le cose, le persone, le situazioni, si deve essere disposti a vivere il lutto per ciò che è stato e che non tornerà più e il senso di solitudine che naturalmente accompagna le scelte 'impopolari ' e le decisioni autentiche ma non ortodosse.
La cultura romantica e la religione cattolica di cui è intrisa la nostra società, ponendo l'accento sulle uguaglianze piuttosto che sulle differenze, esorta alla conciliazione, all'accordo ad oltranza a discapito delle differenze individuali, che sono considerate elementi di disturbo della stabilità sociale. In realtà credo che, coltivare un atteggiamento di apertura verso il confronto delle differenze, a qualunque livello, individuale, razziale, religioso o etnico, educando le persone all'autodeterminazione, e accettando e sostenendo la propria ed altrui diversità, sarebbe davvero un ottima ed efficace scuola di preparazione al cambiamento. Perché a ben vedere che cos'è il cambiamento se non la predisposizione all'adattamento all'ambiente attraverso il processo decisionale? Ne consegue che quanto più alto è il nostro livello di consapevolezza, tanto più importanti sono i risultati o meglio gli effetti delle scelte sulle nostre vite e soprattutto questo tipo di decisioni ci mettono al riparo dai ' colpi del destino ' , che, sebbene sembrano abbattersi all'improvviso su di noi,i n realtà sono l'effetto del nostro modo di non – azione, passivo e un po' infantile di porci rispetto alle situazioni.
Se davvero vogliamo che niente sia più come prima, dobbiamo fare scelte diverse per avere risultati diversi, altrimenti come recitava il grande Albert Einstein, 'è follia aspettarsi che le stesse azioni di sempre diano risultati differenti.'

Un abbraccio generoso

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2 commenti a LA SCELTA PIU' DIFFICILE E'...SCEGLIERE!:

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Alessandro Salera on venerdì 5 settembre 2014 14:16
Sentire le sue parole in un periodo per me di cambiamenti "casualmente" drastici mi riempe in cuore di gioia... Un Abbraccio Dott.Claudia Mancini ^_^
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claudia mancini on venerdì 5 settembre 2014 21:51
Ciao Alessandro! Che piacere leggere il tuo commento :)...come sempre l'Universo mi emoziona con la sua sincronicità... proprio qualche giorno fa pensavo a te e ai tanti momenti e le esperienze condivise...Grazie per aver apprezzato il mio articolo e sono davvero felice che ti sia di ' conforto ' e sostegno in questo tuo momento di cambiamenti ' casuali ' ... aggettivo che tra le virgolette sta a significare niente altro o soprattutto ' che stanno accadendo secondo il disegno divino e per questo si possono considerare delle sfide e delle importanti opportunità di agire scelte che sono il segnale che ci indica che finalmente siamo, sei pronto tu, caro Alessandro, ad adattarti al continuo divenire della vita. Ora concludo con una delle mie domande provocatorie,che tu conosci molto bene :-) Come hai trovato l'articolo su Imprenditori Liberi e la metodologia dei 5 anelli? Non sei curioso di saperne di più? Un grande e generoso abbraccio per te Ale con l'augurio di realizzare i tuoi sogni
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