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Il blog di Claudia Mancini

giugno 2016

IL GRAZIE CHE RISANA LA TUA VITA


IL GRAZIE CHE RISANA LA TUA VITA
ovvero mi inchino o perdono

Qualche giorno fa ero al telefono con il mio carissimo Don, il monsignore amico di famiglia, assiduo lettore del mio blog, con il quale, quando capita l'occasione, scambio volentieri due chiacchiere sugli argomenti più disparati e non necessariamente a sfondo religioso.

Tant'è che ad un certo punto di questa telefonata Don, attraverso le parole di Papa Francesco, durante l'Angelus - Chi sono io per giudicare le coppie gay? E chi sono io per giudicare le coppie di fatto? '- ha cominciato a parlarmi del perdono, sostenendo che a Dio, e a Dio solo spetta giudicare e perdonare.

Premetto che quando mi capita di ascoltare o leggere quello che dicono o scrivono i personaggi di rilievo della politica, della religione o della scienza, gli studiosi in generale o gli autori più acclamati, lo faccio con la mente aperta, evitando di lasciarmi coinvolgere e fuorviare dalla fama e dalla rilevanza della persona, e prestando invece attenzione se e quanto i contenuti e i concetti altrui, sono in sintonia con i miei pensieri e i miei valori.

Anche in questo caso perciò, per nulla impressionata dal fatto che mi veniva riportato il pensiero del Santo Padre, e, con l'orecchio teso a captare i segnali che mi arrivavano dal cuore, con il sorriso sulle labbra :-) ho esclamato: 'Don, ma questo non è possibile!' Io credo fermamente che Dio è Amore e Accettazione assoluti, e come Dio Padre Creatore può solo amare tutto ciò che ha creato. Per questo sono convinta che non ci giudica, non ci condanna, e non ci perdona perché non ha nulla da perdonarci.

Personalmente credo che quella del perdono sia una sfida delle più sfidanti che, chi più chi meno, prima o poi, deve affrontare se vuole progredire lungo il cammino della propria crescita non solo spirituale, ma anche e soprattutto personale. In altre parole per vivere una vita davvero prospera in termini di salute, relazioni gratificanti e ricchezza di beni materiali, è necessario essere liberi e per essere liberi di BenEssere si devono sciogliere i lacci che ancora ci tengono legati al passato… cominciando dai nostri genitori, per continuare con gli altri e con noi stessi.

Mi sembra passato solo un secolo :-) da quando nel mio studio la persona che tra me e me chiamavo affettuosamente ' il pazientino ', cominciava a elaborare il perdono delle figure parentali, ovvero i propri genitori. La psicologia ufficiale allora, ricorreva a questo termine, - figure parentali- a mio parere, così freddo ed impersonale da privare l'intero procedimento del perdono, del pathos, indispensabile alla sua risoluzione.
Il perdono infatti non è uno stato dell'essere, ma piuttosto un processo suddiviso in due fasi ben distinte, l'una preparatoria dell'altra : la fase dell'accusa, echeggiante la rabbia e il dolore e quella del perdono vero e proprio con il quale ci si libera della rabbia e del dolore.

Una tendenza dunque, quella dell'accusa e del perdono, con le sue battute di arresto, i suoi momenti di ripensamento, le sue crisi, che si dipana nell'arco del tempo.
La maggior parte di noi credono che la fase del perdono sia quella che presenta le più grandi difficoltà, ma in realtà è quando ci troviamo ad accusare apertamente nostra madre e nostro padre per il 'male che ci hanno fatto' che scattano i blocchi e le difese. E non potrebbe essere altrimenti. Sono pur sempre nostra madre e nostro padre! Sono le persone che ci hanno donato la vita e noi, in cuor nostro li abbiamo sempre amati moltissimo e continueremo ad amarli fino alla fine dei nostri giorni. Non' possiamo' quindi e, a mio avviso, non dobbiamo proprio, come suggerisce la psicoanalisi risolvere il nostro rapporto con loro, seguendo le orme del mito di Edipo che uccide inconsapevolmente il padre Laio per sposare Giocasta, la vedova di Laio, che Edipo non sa essere sua madre.

Anche rispetto al perdono però, e per fortuna! aggiungo io :-) ci viene in soccorso ' un altro modo di vedere le cose' - per usare un'espressione cara al mio amico Italo Pintimalli -. Il padre di questo diverso e straordinario modo di vedere il perdono è il novantenne Bert Hellinger. Psicologo e scrittore tedesco. Studioso di teologia e pedagogia, che nel 1980 gettò le basi teoriche e metodologiche delle ' Costellazioni Familiari.'

Hellinger ci insegna a sentire che là dove c'è tanta RABBIA, c'è tanto dolore. Là dove c'è tanto DOLORE, c'è tanto AMORE!!!
L'Amore che ho bisogno di dare, l'amore che non ho potuto sentire!
Forse questa nostra realtà moderna, che ci sembra piena di rabbia e di dolore, è davvero piena solo di Amore! E poi non è forse per sperimentare l'Amore che veniamo in questo mondo?
E per praticare l'Amore, non dobbiamo forse prima di tutto, lasciare andare le nostre presunte buone ragioni e ARRENDERCI all'Amore per nostra madre e nostro padre? INCHINARCI a loro per tornare bambini e prendere a piene mani tutto l'Amore che hanno da darci? I genitori non sono forse coloro che abbiamo scelto per venire al mondo?
Non è forse nell'abbandono al loro amore che godiamo la gioia più intensa?

Hellinger intende la resa, come gesto di totale accettazione, addirittura come il gesto di fede più essenziale e autentico, che ci mette davvero in comunicazione con gli altri perché solo in quel momento li percepiremo come uguali a noi.
Quando ci arrendiamo, viene spontaneo INCHINARCI. E l'inchino cambia qualcosa nella nostra Anima. Quando ci inchiniamo a nostra madre e a nostro padre e ai nostri progenitori, è come se, tornati piccoli, siamo lì per per ricevere il loro amore!
E dopo essere diventati piccoli per ricevere, diventiamo grandi per dare... e i cerchi si chiudono, e la spirale della Vita si eleva sempre più in alto in un ciclo continuo dove diamo non già qualcosa che è nostro, ma quello che abbiamo ricevuto… Ed è così che entriamo nel grande flusso della Vita!

GRAZIE, MAMMA! GRAZIE PAPA'!


UN ABBRACCIO GENEROSO E BUONA VITA A TE!
Claudia






ALLA BAMBINA RISANATA



ovvero il miracolo della Vita che si ripete

Finalmente lunedì 30 maggio, il gran giorno! La mia tiroide, dopo 50 anni di onorata iperattività, con le sue grandi ali azzurre da morfo blu, sta per volar via!
Distesa sul lettino con indosso solo il camice e la cuffia di TNT, del colore della speranza, aspetto di entrare in sala operatoria. Intorno a me c'è un gran viavai di camici bianchi, con le rifiniture di vari colori a indicare i diversi reparti. Le casacche azzurre della scuola infermieri risaltano sotto le luci fosforescenti dei neon, mentre, sicura e silenziosa, arriva la divisa verde dell'anestesista. Mi sorride e con delicatezza mi infila l'ago in vena…
Sbatto le palpebre e mi ritrovo distesa sul letto della mia camera n. 7, con accanto mio marito che mi saluta con un ' come va?' Provo a rispondere 'bene', ma un blocco alla trachea mi mozza il respiro e…. non respiro, non respiro proprio più….
Mi risveglio in una stanza dal soffitto basso e le luci soffuse. Nella mia mente, assolutamente vuota di ricordi, bagliori di luce illuminano una parete di cristallo, affacciata su una distesa lattea. So che oggi è già il 31 di maggio.
Trasportata per la seconda e ultima volta in camera, vedo la faccia sconvolta di Pietro che, con gli occhi lucidi, mi sorride debolmente, e con la mano mi accarezza i capelli. Mentre scivolo di nuovo nell'oblio mi rendo conto che sono stata intubata e il contenitore del drenaggio, come una trottola abbandonata, ondeggia lentamente al fianco del mio letto.
Fin qui, sulla base dei miei ricordi, la breve cronaca del mio nuovo giorno, che nella cornice più ampia delle coincidenze e dei significati, legati alla mia storia personale, si trasforma nel racconto di un'esperienza catartica di memorie antiche, radicate nel profondo della mia anima.
Guardando agli avvenimenti degli ultimi due anni infatti, a partire dalla data dell'8 maggio 2014, giorno di inizio della mia esperienza a Imprenditori Liberi, fino a questo 30 maggio, ho avuto la percezione che ogni nuovo giorno sia stato un passo in avanti lungo il cammino della mia crescita che, come l'anello di una catena, mi connetterà a quel 'nucleo vecchio e profondo', attivato durante l'esperienza di Verona. E, aiutando Riccioli d'oro, la mia Bambina Interiore a leggere quella memoria con gli occhi dell'Amore e della Compassione, potrò finalmente chiudere il cerchio e raggiungere il mio livello superiore per riprendere il mio viaggio verso nuovi ed entusiasmanti traguardi. Non so ancora con certezza cosa è accaduto nella' loro' camera quel giorno di tanti fa, né cosa ho ascoltato dietro quella porta, quello che so è che presto, molto presto ne verrò fuori.
I miei ringraziamenti più ardenti ai medici dell'equipe di chirurgia tiroidea dell'Ospedale Santa Maria di Terni, per la professionalità e la competenza con la quale hanno svolto il proprio lavoro, e soprattutto per la tempestività con la quale sono intervenuti a salvarmi la vita: dottor Michele d'Ajello, dottor Andrea Polistena, dottor Sergio Galasse, grazie! E grazie anche per la vostra simpatia e l'infinita pazienza nei confronti di una paziente così impaziente!
La mia gratitudine va ai giovani infermieri professionisti e ai loro colleghi studenti fuori sede che con le loro flebo, gli aghi con le ali e i farmaci, come diligenti api operose, si sono presi cura di me ogni giorno, più volte al giorno. Grazie, ragazzi! Siete davvero tanti e perciò ecco solo alcuni dei vostri nomi in rappresentanza di tutti: Emanuele, Roberta, Valentina, Claudine…
Grazie agli addetti che due volte al giorno riordinano le stanze e tengono pulito il reparto in modo eccellente!
Un ringraziamento agli infaticabili operatori della cooperativa che già dalle prime luci dell'alba è all'opera per preparare migliaia di pasti per i degenti, i medici, gli impiegati e i famigliari dei ricoverati. Vi ringrazio anche per aver letto il questionario con in calce la mia firma e aver dato così più sapore alle pietanze di tutti noi!
Un sincero ringraziamento a Laura, la mia compagna di stanza e di scorribande al bar, che ha dormito sotto due spesse coperte per lasciarmi tenere spalancata la finestra anche di notte! Cara Laura non puoi sapere che regalo grande mi hai fatto, grazie!
E infine sono profondamente grata ai miei genitori che, in una fredda sera di febbraio di tanti anni fa, pregarono Santa Rita da Cascia perché mi salvasse la vita. Ora come allora un santino con l'immagine della Santa dei Casi Impossibili, messo a capo del letto numero 16 + 1, scritto a mano con il pennarello da chissà chi, ha vegliato su di me! Grazie Santa Rita!

Un abbraccio generoso e Buona Vita a tutti!